mercoledì 24 novembre 2010

Jim Morrison African Fan Club

A volte il multitasking fa male. La monodirezione, in certi casi, permette di affondare, di percepire, di perdersi nella bellezza della sensazione intensa. Avete mai provato a usare, per un giorno intero, solo la mano sinistra? O più semplicemente: avete mai chiuso gli occhi in mezzo alla piazza di un mercato cittadino?

A Bologna, in questi giorni, è approdato Brandon Labelle, artista del suono relazionale, che, insieme a un gruppo di ragazzi partecipanti al progetto Worklab, ha creato una mappa sonora della città. Presso Raum, in via Ca' Selvatica, è possibile ascoltare, sdraiati su tappeti, tutte le strade sonore che costituiscono questa mappa, con la possibilità di portarsele a casa su una chiavetta usb (da portare con sé!).

Il progetto, inoltre, prevede incontri, dibattiti, discussioni, performances sonore, con artisti e ospiti invitati appositamente per il progetto.

Brainstorming seguirà il progetto. Ovviamente ha già il download di un primo frammento audio. Si tratta di Neighbor di Tecla Latella che si finge postino per registrare il 'chi è?' al citofono di un palazzo. Ascoltate!

Brandon Labelle - WorkLab

 

lunedì 6 settembre 2010

WorkLab 2010 - Bianco-Valente & Brandon Labelle

Foto di Matilde Soligno
La Bologna settembrina ospita WorkLab, laboratorio di formazione avanzata e di produzione, realizzato e promosso dall’associazione culturale Aritmia, a cura di Lelio Aiello, nell’ambito di Déjà-Vu, il progetto bolognese che da tre anni porta avanti una ricerca che include artisti, studenti, pubblico e luoghi e realizzato in collaborazione con Accademia di Belle Arti di Bologna, MAMbo-Museo d’Arte Moderna di Bologna, Raum-Xing, Shape Associated (roBOt Festival) e BAM-Bologna Art Managers (per lo sviluppo di sostenibilità del progetto), col supporto di Fondazione del Monte, Regione Emilia-Romagna, Comune e Provincia di Bologna.

L’attenzione al quotidiano e alle sue implicazioni territoriali e sociali è ciò che caratterizza il progetto WorkLab per il 2010, con l’invito rivolto agli artisti Bianco-Valente (Italia) e Brandon LaBelle (USA), a lavorare su elementi della città e sulle sue dinamiche relazionali, la dimensione sociale della musica (Brandon Labelle) e la relazione tra i luoghi fisici e mentali (Bianco-Valente), sono i temi intorno a cui ruotano le diverse poetiche degli artisti invitati che, insieme, definiscono un cortocircuito di esperienze artistiche volte a indagare la vita quotidiana nei suoi diversi aspetti.

Gli appuntamenti:

7 > 11 settembre | Accademia di Belle Arti | Via Belle Arti 54, Bologna
RELATIONAL LANDSCAPE laboratorio a cura di BIANCO-VALENTE (Italia)
con Pietro Alex Marra, Marzia Avallone, Enrico Bari, Claire Bosi, Giulia Casula, Samuele Cherubini, Francesco di Tillo, Raffaele Nesci, Carmelo Nesci, Stefania Palmieri, Angelica Porrari, Fabio Romano, Alia Scalvini, Deborah Santamaria, Virginia Zanetti.

17 > 18 settembre | Palazzo Re Enzo (sala Re Enzo) Bologna | coproduzione déjà.vu / roBOt
RELATIONAL LANDSCAPE installazione a cura di BIANCO-VALENTE (Italia)
con i partecipanti al laboratorio

16 > 19 settembre | Museo internazionale della musica, Palazzo Sanguinetti, Strada Maggiore 34 Bologna
L'INSOSTENIBILE CALMA DEL VENTO installazione sonora di BIANCO-VALENTE (Italia)
a cura di Lelio Aiello
Inaugurazione giovedì 16 h 18.00

19 > 21 novembre | Museo internazionale della musica, Palazzo Sanguinetti, Strada Maggiore 34 Bologna
JIM MORRISON AFRICAN FAN CLUB laboratorio a cura di BRANDON LABELLE (USA)
con Marco Bonaccolto, Germana Cantarella, Noemy Cotardo, Marco Furlani, Paolo Ghezzi, Elena Hamerski, Luciano Maggiore, Lorenzo Senni, Marcello Spada, Dominique Vaccaro.

21 novembre | h 16.30 | Museo della musica, Palazzo Sanguinetti, Strada Maggiore 34 Bologna
incontro con BRANDON LABELLE (USA)


22 > 25 novembre | Raum/Xing, via cà selvatica 4/d, Bologna | coproduzione déjà.vu / Raum
JIM MORRISON AFRICAN FAN CLUB a cura di BRANDON LABELLE (USA)
con i partecipanti al laboratorio

Brainstorming seguirà il lavoro con appostamenti e interviste.
Stay tuned!

WorkLab



 

lunedì 12 luglio 2010

Santarcangelo 2010

Santarcangelo 2010 si interroga sul rapporto tra il teatro e il pubblico. Lo fa in modo schizofrenico e adrenalinico, sospeso tra le parole, le azioni e le poetiche. Nessuna strategia, se non quella di dar vita a esperienze, creando dispositivi in cui questa interrogazione si catalizzi e ne esca frastagliata, dissezionata e completamente inevasa. Gli spettacoli diventano veri e propri eventi cui relazionarsi, e noi, spettatori, violati nella nostra fisicità, sentiamo la terra tremare sotto i piedi, ignari di quello che potrà accadere lontani dalla sicurezza della nostra poltrona.
In un'epoca in cui il corpo scompare dietro l'interfaccia del virtuale, il teatro ne recupera la matericità e la usa senza scrupoli. La questione etica? Subito risolta da Cesare Pietroiusti, maestro dell'arte relazionale italiana, che in un incontro di qualche mese fa affermava: "L'utilizzo strumentale del pubblico come elemento imprescindibile della poetica di un artista? Finalmente! L'uomo non si distingue forse dagli animali per la sua capacità di usare stumenti? E quale strumento più completo, complesso e affascinante dell'uomo nella sua componente emozionale, corporea e intellettuale? Usiamoci di più!"

Siamo inevitabilmente lontani da certo agit prop di vecchia data, in cui il coinvolgimento del pubblico era il fine ultimo, votato a una sorta di missione redentrice nei confronti di una dimensione sociale da sovvertire. Oggi il corpo è puro strumento, mezzo, possibilità estetica e tecnica che apre, meravigliosamente, all'indagine, alla ricerca e al perfezionamento continuo dell'applicazione. In quanto strumento, il pubblico viene ora inserito come elemento vivo dell'opera, partecipando delle poetiche più diverse che ne indagano possibilità e derive. Le categorie si frantumano e il giudizio vacilla. Chi sarà, ora, a decretare il giudizio su un'opera se il pubblico, cui prima spettava tale compito, si ritrova a esserne parte? Le gerarchie, ora, sono veramene crollate, nel nome di un'arte che, finalmente anche in Italia, abbraccia la contemporaneità. In altri paesi se ne sono accorti qualche tempo fa coniando definizioni specifiche come nel caso della live art inglese. E non solo sui media di settore. Si parla di istituzioni, pronte a riconoscere e a sostenere nuove forme di riflessione artistica sul reale.

Le nostre istituzioni distruggono i teatri lasciando crateri vuoti. Sarà il caso di approfittarne per trovare nuove forme di esistenza. Il festival di Santarcangelo ne è un esempio.

Audio da: Un oscuro scrutare/Portage - IL TETTO/Angelo Mai+Bluemotion - Pic-nic Champagne 

Santarcangelo Festival 2010

 

giovedì 24 giugno 2010

PerAspera - Gran finale

Si è concluso ieri il festival bolognese che ha visto più di trenta gruppi circondare la bellissima Villa Mazzacorati delle poetiche più diverse. Il pubblico era curioso, gli artisti disposti al confronto, le opere diverse e variegate. Cosa volere di più? forse un po' di attenzione da parte delle istituzioni? Solita vecchia storia. Noi guardiamo le stelle, mica il dito!

martedì 22 giugno 2010

PerAspera - Settimo giorno

Il settimo giorno abbiamo visto un micro spettacolo dentro un pulmino Fiat, dove l'esperienza della prossimità così esasperata dei corpi e della scena fa sì che si crei un macro-sguardo sui dettagli della narrazione e della messinscena.

Una lettura appassionata delle vicende di Marie Curie ci fa invece riflettere sulle derive piccolo-borghesi di una società che, vestita a festa nella sua pretesa di imbrigliare la natura nelle umane leggi scientifiche, non fa che cadere inesorabilmente in dimensioni di potere che vanificano il lavoro di chi, come la bistrattata scienziata polacca, opera in modo appassionatamente rigoroso e geniale.

Hana-ni, formazione tutta femminile, ci regala una danza scomposta, in bilico tra l'eroe del fumetto e il suo daimon umano. Francesca Ballico intesse poetiche parole giocando con voce e chitarra, mentre Angelo di Bello ci propone due opere video in cui la boxe viene eletta a nobile arte della concentrazione e della disciplina. Conclude la serata il video di Cilema Reisen, sarcastico, ironico, ammiccante all'estetica pubblicitaria per coglierne le dimensioni comunicative più sottili.

Il pubblico lascia le proprie parole al telefono rosso, in un interessante coacervo di termini, frasi e boutades.

lunedì 21 giugno 2010

PerAspera - Sesto giorno

Una domanda, fra quelle raccolte tra il pubblico del Festival PerAspera alla suggestione 'cosa chiederesti a uno spettatore quando esce da uno spettacolo?' mi ha colpita: 'sei sicuro che quello che hai visto lo conoscevi già?'

Se poesia è creazione, il problema non dovrebbe sussistere. Ma quando, alla fine di uno spettacolo, ci si pone ulteriori e inevase domande, ecco che forse è avvenuta la Genesi di qualcosa che prima non si conosceva.

Allora mi chiedo: cosa può generare il pensiero Majakovskjiano, vecchio di cent'anni, oggi? Forse una recondita invidia nei confronti di chi ha saputo vivere urlando la vita stessa, senza interferenze e pigrizie piccolo-borghesi. Komakino ha creato un ponte fra la caduta dell'Ente Teatrale Italiano e la resistenza vitale di artisti che, nonostante tutto, seguono l'urgenza di farsi ascoltare.

C'è ancora qualcosa da dire? Certo, eccome! Le rivoluzioni non si decidono a tavolino, si fanno e basta.

E nell'impalpabilità della nostra società liquida forse ci siamo già dentro fino al collo.

domenica 20 giugno 2010

PerAspera - Quarto e Quinto giorno

Il Festival prosegue moltiplicando le poetiche e le direzioni. Brainstorming introduce un elemento nuovo per la raccolta delle voci intorno agli spettacoli. Si tratta del telefono rosso già sperimentato in altri festival (vi ricordate il lontano Fies 2008 o Es.Terni 2009?) che raccoglie automaticamente messaggi diversi, concedendo allo spettatore un momento raccolto e solitario, lontano dall'inquietante mano microfonata che si avvicina alla sua bocca con due occhi che gli chiedono: 'cos'hai visto?'.

Compare, inoltre, sul Blog di Massimo Marino un articolo che apre a interessati riflessioni sulla questione della critica agli spettacoli. Riporto una frase dal post su cui vi invito a riflettere: "...perché non c'è più una critica, ma solo voci che si ripetono come echi sempre più lontani, perdendo di sostanza."

E a questo punto chiedo proprio agli spettatori come ritrovare la sostanza all'interno di voci come quelle che ascoltate su questo blog che, lungi dalla semplice ripetizione, si combinano in una massa apparentemente casuale e acritica, galvanizzata dalla democratizzazione crescente della rete ma, forse, vaporizzata nella componente solipsistica dell'accesso. Insomma: ora che tutti possono parlare, di cosa parliamo?

venerdì 18 giugno 2010

PerAspera - Terzo giorno

Ecco il terzo giorno di Festival. Si iniziano a fare riflessioni più articolate con un pubblico che accorre incuriosito dalla perseveranza di un'arte che sente la necessità di uscire allo scoperto.

Al pubblico la parola ;-)




giovedì 17 giugno 2010

PerAspera - La Domanda

Brainstorming, al secondo giorno di festival, stimola il pubblico a una riflessione su se stesso, chiedendo:'cosa chiederesti a una persona quando esce da uno spettacolo?'

Momento delicatissimo, quello di un corpo che si ridà al mondo dopo una visione. C'è chi preferisce custodire la propria catarsi in solitudine, chi invece ama condividere, chi si infastidisce alla domanda e chi ne viene stimolato. Riporto una frase citata da Roger Bernat: 'El teatro sigue siendo el unico lugar de confrontacion del publico consigo mismo como colectivo' (Il teatro rimane l'unico luogo di confronto del pubblico con se stesso).

Dentro una sala teatrale non possiamo fare altro che accettare di essere un collettivo, sia pure soltanto per il fatto che l'art vivant chiede alla scena di essere calpestata, in presenza di qualcun altro che si presta a esserne testimone.