Brainstorming - Camera di Decompressione per Spettatori e' multitasking e opensource, si avvale di collaboratori passionali e utilizza qualsiasi mezzo a disposizione per far circuitare il pensiero. A chiusura del festival F.I.S.Co. vi proponiamo due commenti arrivati via sms: linguaggio asciutto, selezionato e assolutamente non ridondante. Tutt'altra tribù semantica. A Brainstorming interessa anche questo.venerdì 24 aprile 2009
Melk Prod. / Marco Berrettini (Ch) - Melk Prod. goes to New Orleans
Brainstorming - Camera di Decompressione per Spettatori e' multitasking e opensource, si avvale di collaboratori passionali e utilizza qualsiasi mezzo a disposizione per far circuitare il pensiero. A chiusura del festival F.I.S.Co. vi proponiamo due commenti arrivati via sms: linguaggio asciutto, selezionato e assolutamente non ridondante. Tutt'altra tribù semantica. A Brainstorming interessa anche questo.giovedì 23 aprile 2009
Latifa Laabissi (F) - Histoire par celui qui la raconte
Quando uno spettacolo non piace si scatena una sorta di pudore. È difficile trovare le parole per descrivere una delusione. E’ un’assunzione di responsabilità. Laatifa Laabissi ha scelto il buio per lanciare urla lancinanti verso un pubblico forse disorientato, con la testa ancora all’Osteria del Sole, dove la sera prima Eva Meyer-Keller impastava una torta e intratteneva il pubblico con giochi da boy scout. Un buio disorientante, affascinante, sorgente estrema di un immaginario che si discosta completamente dai lavori visti fino a ora. Ma non è forse il gioco di questo festival, passare da una tribù all’altra? Velocemente, giorno dopo giorno, senza pause.È necessario allenarsi. Cominciate ad ascoltare, scrivere, a condividere.
mercoledì 22 aprile 2009
Kinkaleri (I) - W (Una nuova insegna nella città)
Sguardo urbano. Chiediamo ai passanti cosa sta a significare l’insegna riportante una W. E quell’insegna campeggia, forte del suo potere immaginifico. Per sapere cosa pensa la gente, ascoltate le interviste raccolte. Per sapere di cosa si tratta, entrate nel sito di F.I.S.Co. - Festival Internazionale sullo Spettacolo Contemporaneo, fatevi un giro e scoprite nuovi modi di interpretare la realtà.New Ways. New Waves, new Worlds.
Eva Meyer-Keller (Sw/D) - Good Hands
L’abito fa il monaco. Se incontro il monaco per la strada, in jeans e t-shirt, non mi accorgo che è un monaco. Stessa cosa se metto un fiore di carta ritagliato, con i petali chiusi, sulla superficie dell’acqua e lo osservo mentre si apre. Certo non penso al principio di capillarità. È bello, e basta. E faccio oooohhh.Nella mia vita, oltre a intervistare persone, mi occupo di laboratori di scienza per bambini da 3 a 6 anni. Propongo gli stessi esperimenti che ha proposto Eva Meyer-Keller nella sua performance. I bambini fanno ooohh e poi imparano il principio che sta alla base dell’esperienza. L’arte si ferma all’oooohh.
Certo, metterla così è riduttivo. Bisognerebbe ricorrere alle sociologie, che spiegano il motivo per cui le persone si riuniscono in un’osteria a fare ooohh davanti a una casina di marzapane che scoppia. O chiedere alla filosofia estetica contemporanea, che sicuramente si interroga sulla questione del rapporto tra necessità fisiologica e necessità rappresentativa. Leggetevi pure Maffesoli, Agamben, Lorenz, Deleuze, Barthes. Noi, intanto, ci sediamo al tavolo di un’osteria, beviamo un bicchiere di vino e mangiamo quel che rimane di una casina di marzapane distrutta da una mirrorball caduta dal soffitto.
Brindiamo alla Meyer-Keller, a F.I.S.Co, all’arte contemporanea e a tutta la tribù che ci crede!
martedì 21 aprile 2009
Antonija Livingstone / Heather Kravas (Can/USA/F) - XXXXXXXXXXXXXXX - A Situation for Dancing # 4: Mary's Dance
The end. The last. La conclusione. L’epilogo.Tutti a cercare un senso, un tragitto, un percorso, in questa trilogia di situazioni. A me piace pensare che potrebbe andare avanti all’infinito. Come un canone seicentesco. Ad libitum. C’eravamo abituati a incontrare Antonija Livingstone e Heather Kravas, la sera, prima di andare a dormire. Un’alternativa al libro sul comodino, con la sua storia che avanza, pagina dopo pagina, letta fino a che non si chiudono gli occhi, sicuri che il giorno dopo avrebbero ripreso le fila del discorso. Quello di Antonija potrebbe essere un libro di racconti, di visioni, di situazioni, appunto. A Situation for Dancing potrebbe andare avanti all’infinito. E invece è terminato, forse per sempre, come ha dichiarato la coreografa stessa sugli ultimi passi di danza, prima dell’applauso. Dopo innumerevoli repliche in giro per il mondo, questa è l’ultima. Grazie a tutti.
Antonija e Heather sono vestite di palloncini rosa legati intorno al corpo da uno scotch nero. Hanno eseguito lo stesso passo dall’inizio alla fine, invitando il pubblico a sedersi sul palco, il quartetto d’archi a suonare, due uomini a baciarsi, il tecnico di sala a cambiare le musiche. I bambini, questa volta, erano in platea, seduti, presenti. Il progetto della coreografa canadese si è concluso. C’è chi l’ha seguito assiduamente, e ne ha cercato un senso, chi saltuariamente, e ne ha cercato il senso nei racconti di chi c’è stato. Chi, infine, si è gustato uno spettacolo, cercandone il senso spettacolare. Senza che ce ne accorgessimo, Antonija ci ha portati dentro il suo lavoro, dentro la sua intuizione: una continua ricerca, uno sguardo sulla realtà, da ritagliare a proprio piacimento. Un’assunzione di responsabilità rispetto al tempo, allo spazio, all’azione e alla relazione con l’altro. “Dovete decidere se essere maschio o femmina. O tutti e due!” Ci scherza su, lei, ma in queste parole c’è l’essenza dell’arte contemporanea, persa nella sua stessa definizione. Se il contemporaneo sia una categoria temporale o una categoria estetica, lasciamolo risolvere a chi indaga le filosofie. Noi, in queste tre sere, il tempo l’abbiamo respirato, in quell’ora scandita dall’orologio da polso di Antonija, che, come in una Wunderkammer rinascimentale, ha creato un microcosmo che riproduceva, nella sua armoniosa farragine, il macrocosmo in cui tutti siamo immersi. Forse, più che con-temporaneo, A Situation For Dancing è nel-tempo, in una concezione materica dell’arte, giunta, ormai, allo stato di fusione con la realtà.
lunedì 20 aprile 2009
Antonija Livingstone / Heather Kravas (Can/USA/F) - XXXXXXXXXXXXXXX - A Situation for Dancing # 3: The End is Dear
Materico, straniante, ossessivo, festoso. Il secondo lavoro di Antonija Livingstone si definisce in una calata verso il centro della terrigna vita che ci circonda, nella sua complessità, nella sua meravigliosa anarchia, a cui noi, quotidianamente, cerchiamo di dare un ordinamento.Essere pubblico, questa volta, è una vera fortuna. Antonija ci dà la possibilità di osservare, con quel distacco giusto, mai definitivo, un accadere. E in scena accadono cose, emozioni, fatti, in un ribollire che ricorda quasi quasi il brodo primordiale, o il traffico del mattino, quando tutto è lì, in potenza, nell’estremo
tentativo di affermare il proprio esserci. A un certo punto dello spettacolo, la danzatrice afferma la sua responsabilità per il nostro divertimento, per la nostra noia, per la nostra immaginazione, per la nostra paura. Forse è tutto lì, in quell’atto fortemente politico che ogni giorno ci portiamo appresso: la responsabilità di essere individualità in relazione con il resto.Che cos'è una Performance?
domenica 19 aprile 2009
Antonija Livingstone / Heather Kravas (Can/USA/F) - XXXXXXXXXXXXXXX - A Situation for Dancing # 2: The Time Before
Mi dirigo verso lo spazio Sì, a Bologna, dove si svolgerà la prima Situation for Dancing di Antonija Livingston e Heather Kravas. Scopro che ci sarà un concerto all’aperto, proprio nella piazzetta adiacente al teatro, nello stesso orario dello spettacolo. Incontrando le due coreografe sedute su una panchina al bordo della strada, esclamo: “Ci sarà un concerto qui vicino… speriamo non disturbi lo spettacolo!” Antonija mi guarda sorridendo: ”Beh…ci disturberemo! Fa parte della vita!”. Rispondo con un sorriso, ma rimango spiazzata da tanta accoglienza.Lo spettacolo spiazza molte altre persone, e mi sento meno sola. Ed è proprio questo spiazzamento che apre a infinite discussioni.
Non vi dico altro.
Ascoltate l’audio.
E dite la vostra.
sabato 18 aprile 2009
BAROKTHEGREAT vs Guests (I/BG/NL/UK) - Wrestling - Intuizioni sul Mondo in attesa che diventino una costruzione compiuta (Progetto Speciale)
Le bestie non fingono, e se lo fanno è per un fine preciso. Se lo scopo ultimo dell’animale è l’istinto di sopravvivenza, allora ieri sera eravamo di fronte a un estremo inno alla vita, che altro non è se non corpo, spazio e amore. Sonia Brunelli e Leila Gharib non potevano scegliere luogo migliore, per il loro Wrestling. In quei sotterranei del Paladozza, mentre di sopra la Fortitudo palleggiava, si è svolto un rituale, a cui nessuno può sottrarsi. Perché in quegli improbabili ring fatti di cellophane, sotto quelle mostruose mascherine di paillettes, in quei microfoni maltrattati, c’eravamo tutti noi, catalizzati, sublimati, decostruiti. Chissà se il nostro “sé” si è perso nell’altro, si è sciolto nella tribù, come suggerisce Maffesoli, l’iniziatore della sociologia del quotidiano, di cui il festival condivide l’approccio. Certo è che, ieri sera è successo qualcosa di vero, di paradossalmente reale, nell’estrema finzione di una messa in scena. E siamo sempre al solito punto, su quel fastidioso e affascinante confine che separa l’arte dalla realtà. Ci salva, forse, il nostro essere, inevitabilmente post-moderni, lontani da quell’ansia classificatoria e sistematizzante che ha caratterizzato i nostri padri recenti. Noi siamo vita, relazione, incertezza, mutazione, aggregazione, wrestling, tribù.
Iscriviti a:
Post (Atom)

