venerdì 28 ottobre 2011

Gob Squad - REVOLUTION NOW!

Dicono che il postmoderno sia finito. E a decretarne la morte un ritorno ai "valori", a grumi di senso a cui aderire oppure no. Checcè ne dica il Victoria and Albert Museum, con la sua retrospettiva, pronta a metterci in fila "dietro" decisioni intellettuali e poco hand-on, Gob Squad rilancia, con uno spettacolo sulla rivoluzione. Revolution now! Un Brecht contemporaneo...uh, quanti ne abbiamo sentiti! Oggi più che mai, quando la politica diventa estetica di un potere che non si sa bene dove stia...dentro un bunker o sugli scaffali di un supermercato (roba da Rodrigo Garcia!) Gob Squad si muove in altre direzioni, esplora la relazione, l'improvvisazione e la retorica, per scardinarla e trasformarla in poesia. Proprio come la Commedia dell'Arte, come dice uno spettatore intervistato...o come qualsiasi talk show da quattro soldi...in cui la verità perde i confini e si immola alla fiction. Ieri a Torino, al Festival Prospettiva 150 Stranieri in Patria,  è successo qualcosa, non si sa bene cosa, se teatro o esperienza. Ma va bene così. Senza rimpianti nei confronti di una categorizzazione...altamente postmoderna... Noi ne usciamo, a testa alta, sentendoci dentro la rivoluzione, almeno per finta.

giovedì 27 ottobre 2011

Contro il fanatismo - petizione in sostegno dello spettacolo 'Sul concetto di volto nel figlio di Dio' di Romeo Castellucci

Comité de soutien à la liberté de représentation du spectacle de Romeo Castellucci au Théâtre de la Ville - Paris. Pour signer, envoyez un mail à l'adresse suivante : comite-de-soutien-castellucci@theatredelaville.com Indiquer dans le corps du mail vos nom, prénom, profession suivis de la mention "Je signe". Depuis le 20 octobre, date de la première, les représentations de Sur le concept du visage du fils de Dieu de Romeo Castellucci au Théâtre de la Ville donnent lieu à des événements graves. Un groupe organisé d’individus qualifiés d’intégristes chrétiens, se réclamant en partie de l’Action française, a tenté d’empêcher l’accès au Théâtre de la Ville en bloquant les portes, en agressant le public, en le menaçant, en l’aspergeant d’huile de vidange, de gaz lacrymogènes et en lui jetant œufs et boules puantes, tandis que leurs complices, militants du Renouveau Français, entrés dans la salle, ont interrompu la représentation dès le début en occupant la scène et en déployant leur mot d’ordre : «La christianophobie, ça suffit ». L’AGRIF avait demandé par voie de justice l’interdiction du spectacle et avait été déboutée de sa demande par le Tribunal de Grande Instance le 18 octobre 2011. La police doit donc intervenir chaque jour à l’entrée du théâtre, et nous nous sommes vus dans l’obligation de l’appeler à l’intérieur de la salle à plusieurs reprises pour qu’elle évacue ceux qui occupaient la scène, ce qui s’est fait sans heurts, parce que nous avons veillé à éviter des affrontements entre ces envahisseurs et le public outré de tels agissements. Le personnel du théâtre s’est montré résolu et efficace en ces pénibles circonstances, et, malgré les nombreux incidents et interruptions, les représentations ont pu, jusqu’à présent, avoir lieu. Que ces groupes d’individus violents et organisés, qui se réclament de la religion contre une soi-disant « christianophobie », obéissent à des mouvements religieux ou politiques, demande une enquête ; pour nous, en tout cas, ces comportements relèvent à l’évidence du fanatisme, cet ennemi des Lumières et de la liberté contre lequel, à de glorieuses époques, la France a su si bien lutter. Le théâtre a d’ailleurs très souvent été pour ces luttes, un lieu décisif. On ne peut en rester là. De tels agissements sont graves, ils prennent une tournure nouvelle, nettement fascisante. Ces groupes d’individus s’empressent en outre de décréter blasphématoires, de façon automatique, des spectacles qui ne sont dirigés ni contre les croyants, ni contre le christianisme. Des critiques de journaux importants, qui ne font pas mystère de leur foi chrétienne, ont d’ailleurs loué sans réserve ce spectacle lors de sa présentation en Avignon. Nous vous invitons aussi à lire les déclarations de Romeo Castellucci, publiées dans le programme distribué chaque soir au public, pour comprendre ses intentions et son propos d’artiste. Nous n’entendons pas céder à ces menaces odieuses, et ce spectacle sera maintenu malgré toutes les tentatives d’intimidation. Nous invitons le public à y assister, en toute liberté. Le spectacle, coproduit par le Théâtre de la Ville, y est présenté jusqu’au 30 octobre ; puis il sera repris, dans le cadre de notre partenariat, au Centquatre du 2 au 6 novembre. Il est d’ailleurs à noter que ce spectacle a été présenté sans troubles en Allemagne, en Belgique, en Norvège, en Grande-Bretagne, en Espagne, en Russie, aux Pays-Bas, en Grèce, en Suisse, en Pologne et en Italie, et que c’est en France qu’ont lieu ces manifestations d’intolérance. Nous créons donc un comité de soutien s’adressant à toutes les personnes de bonne volonté – et cette expression est ici particulièrement bienvenue – pour défendre au-delà même du spectacle de Romeo Castellucci, la liberté d’expression, la liberté des artistes et la liberté de pensée, contre ce nouveau fanatisme. Emmanuel Demarcy-Mota, directeur et l’équipe du Théâtre de la Ville.

martedì 26 luglio 2011

E.C.O. - Electronic Cooperation Online

Pietro Babina è a Drodesera 2011, il festival di fine estate, in cui si incrociano le innovazioni artistiche italiane della Factory di Fies e le ricerche europee più significative. Caracatastrofe è un titolo pesante e nero, come il colore che impera nelle immagini del festival, ma foriero di pensieri apocalittici e utopici, che solo nelle visioni immaginifiche dell'arte si possono ritrovare.
Il progetto ECO, di Mesmer An Artistic Association, è utopico, forse catastrofico, sicuramente spiazzante. Mette in discussione il concetto stesso di drammaturgia, per darlo in pasto alla rete, secondo un sistema di relazioni che oltrepassano l'orizzontalità e la partecipazione per farsi sistema. Si presenta come un un progetto di ricerca e indagine sulla scrittura drammaturgica per il teatro, cinema e audiovisivi, interoperativo e intercreativo online, e lascia aperta la possibilità di tradire il concetto stesso di progetto, in nome di un'apertura che forse spaventa. Lo spettatore è spiazzato, incuriosito e preso in causa in modo determinante, non tanto nel suo ruolo, quanto nel suo stesso concetto. L'idea di fruizione entra in simbiosi con quella di creazione, per creare poesia, una poesia che fluttua, o meglio, naviga, come si fa nella rete, smettendo di portare altrove, per entrare dentro.
Brainstorming si insinua nelle maglie della rete e interroga, si confronta, discute e mette a disposizione, le voci degli spettatori, in modo osmotico, l'unico possibile.



domenica 8 maggio 2011

PRIMA PERSONA. CRISTINA RIZZO

Partendo dal testo di Derrida "L'animale che dunque sono", passando dalla teoria del genio, fino all'opera d'arte nell'era della sua riproducibilità tecnica, incrociando lo studio dei comportamenti animali fino a una rievocazione degli Smiths, capisco che il retroterra di Invisibile Pieces è vasto. Mi chiedo se abbia senso ricercarne i confini, sapendo che Cristina Rizzo non se ne dà, pur agendo secondo una metodologia di ricerca rigorosa e dettagliata. Sedute alla finestra di un castello, abbandonate ai voli pindarici dell'intelletto come due dame di compagnia, parliamo di Anna Pavlova, della sua contemporaneità, di quella sua "aderenza" alla sua stessa rappresentazione, in un tutto che, come afferma Cristina, è lì, inspiegabilmente emozionante.
Cerchiamo di sondare l'inspiegabile universo del "genio", di capire se il suo mondo è "creazione" o "permeabilità", se prima dell'opera c'è il tutto o il nulla e in che relazione si pone l'artista rispetto a questo.
E se il tutto e il nulla fossero esattamente la stessa cosa? E che cosa? Forse la morte? E in che relazione ci poniamo noi, umani, con essa? È forse la percezione della morte che ci distingue dagli animali? O siamo noi umani che, con maestosa superbia, ci arroghiamo il diritto di essere i soli e gli unici a porci in una posizione meta-riflessiva?
Se dal Settecento in poi l'opera d'arte entra nel museo, oggi dove si trova?
Nel Genio ottocentesco? O nella serigrafia novecentesca?
Un genio serigrafato ha lo stesso valore di una serigrafia geniale?
È possibile mostrare il risultato e il processo che l'ha prodotto in uno stesso istante?
Heisenberg ha dimostrato che l'uso di uno strumento di misura diverso può invalidare il risultato.
Allora non ci resta che mostrare lo strumento come risultato e stare in attesa di vedere cosa accade in chi si guarda.
L'arte di Cristina Rizzo è un'operazione a cuore aperto, un sistema operativo senza interfaccia, un corpo senza pelle, un'ombra di cui si vede la fonte della luce e l'oggetto proiettato, una visione a trecentosessanta gradi, destabilizzante, di cui si cerca di capire l'ingranaggio, restando, infine, inevitabilmente affascinati dal meccanismo che si mostra, pur nella sua misteriosa invisibilità". (Conversazione con Cristina Rizzo su Invisibile Piece)

Il Dipartimento di Musica e Spettacolo di Bologna dedica un articolato momento di riflessione a Cristina Rizzo,danzatrice, performer, coreografa, profonda esploratrice dell'umano e dello spazio da esso abitato.
Nell’ambito della Soffitta 2011 è presente con due spettacoli di cui è autrice e interprete, Dance N° 3 (2009) e Invisible piece (2011).
Un momento di dialogo aperto al pubblico completa il progetto. Parole del corpo. Incontro con Cristina Rizzo vuole essere un’occasione di scambio tra l’autrice, alcuni studiosi e la platea, un confronto utile per esplicitare e illuminare tratti rilevanti del percorso di questa artista, ma anche, più in generale, per riflettere sulle modalità che può trovare e attraversare oggi il processo creativo in danza.

Brainstorming è stato là, ha raccolto parole e le ha messe a vostra disposizione.
Cercate gli oggetti audio nel box in alto e ascoltate.

martedì 19 aprile 2011

Spill Festival of Performance

Brainstorming Camera di Decompressione per Spettatori è a Spill Festival of Performance (London). In collaborazione con Carla Esperanza Tommasini, artista attiva nel campo della performing art, Brainstorming torna alla sua dimensione installativa, con uno spazio all'interno del Barbican Center, dove, dal 18 al 24 si susseguono performances e spettacoli della scena inglese e internazionale, scelti da Robert Pacitti, direttore artistico del festival. 

Brainstorming, a Spill Festival, è un vero e proprio spazio in cui il pubblico può entrare, fermarsi e interagire con diversi dispositivi per la raccolta e la restituzione di pareri, riflessioni, commenti intorno agli spettacoli. Cd players, cartoline su cui scrivere o disegnare, un telefono dotato di segreteria in cui lasciare il proprio messaggio, interviste al pubblico dopo gli spettacoli e agli artisti durante la preparazione del loro lavoro... Tutti i materiali raccolti verranno pubblicati sul blog e sul sito del festival, oltre a essere a disposizione del pubblico nello spazio Brainstorming.

Brainstorming si offre come luogo di decompressione pre e post show, punto di partenza per riflessioni intorno all'arte, continua rielaborazione di idee. Un progetto che scardina l'autorità del giudizio per lasciare spazio alla condivisione di opinioni.
 

lunedì 18 aprile 2011

Jonathan Borrows / Matteo Fargion

Il festival F.I.S.Co. chiude con Jonathan Burrows e Matteo Fargion, straordinari performer, con due lavori che toccano con la consueta leggerezza i territori della musica e della danza. Cheap Lecture è un manifesto del metodo di lavoro dei due artisti e del loro modo di relazionarsi al pubblico. Un'opera la cui musicalità nasce dalla parola ritmica, come una sequenza costruita su un'inarrestabile cascata di pensieri. Ispirato a Lecture on Nothing di John Cage, Cheap Lecture è una performance intrisa di humour e filosofia in cui la danza, in senso stretto, è azzerata: sono le parole che danzano e segnano il tempo.
Il lavoro è contemporaneo alla pubblicazione di A Choreographer’s Handbook (Prontuario di un coreografo) di cui Burrows è autore.

venerdì 15 aprile 2011

Every now and then

Mette Edvardsen indaga lo spazio. Spazio di costruzione di una performance, nel senso più allargato del termine. Se performance è atto, lavoro, compimento di un'azione, allora tutti gli elementi sono in campo: soggetto - che - compie - l'azione, tempo e spazio.
E se il soggetto è il performer con i suoi oggetti e il tempo è la durata della performance, ecco che lo spazio pone dei problemi. Con un libro in mano, lo spettatore si dispone a una fruizione personale e interattiva: può girare le pagine, chiudere il libro, iniziare a sfogliarlo dalla fine. Lo spazio dell'azione è il libro.
Poi li spazio si allarga, dilatato nella scena di un teatro in cui accadono le stesse cose che accadono nel libro. Con qualche scarto, però.
Lo spazio della peformance diventa quell'intercapedine contestuale che unisce e separa il libro dalla scena. Dove accadono le cose?
Mette Edvardsen ha un approccio di tipo scientifico: dato un problema ne esplora le derive e le possibilità. I due lavori presentati al festival indagano, con un rigore matematico, le dimensioni percettive dell'umano, in un'analisi formale che esplora la complessità dell'essere e ne propone costruzioni sceniche.
Strutturalismo? inutile porsi questa domanda. Gli -ismi sono morti, si sa, solo Spangberg osa riproporli, in modo, non a caso, tutto personale. Certo una linea linguistica, nel lavoro di Mette, si riconosce... e la mente italiana torna a capolavori della scena quali Otto, di Kinkaleri, o certe creazioni di Jerome Bel... non vi pare?
 

giovedì 14 aprile 2011

Critical Cab

Critical Cab: i transiti sono azioni funzionali che possono convivere con altre attività (mentali per lo più). Al volante, il corpo del guidatore si estranea dal proprio pensiero assolvendo a meccaniche inconsce. I pensieri procedono in parallelo, si sviluppano in un intreccio tecnico tra semafori e cambi di marcia. Abbiamo chiesto a cinque artisti che seguiranno tutto il festival, di offrire un passaggio sulle loro auto agli spettatori che si vorranno prenotare. Lì, nello spazio intercapedine dello spostamento, condivideranno attese, prospettive, conoscenze, affinità e divergenze sul lavoro di altri artisti invitati, ma non solo. Un esercizio di critica naturalizzata, ostruita o esaltata nella corsa dal centro di Bologna alla periferia del quartiere del Pilastro, sino alla cupola di DOM. Un'occasione di incontro ravvicinato, oltre che una gentile concessione di servizi tra privati (qual'è il festival che ti riporta a casa se convinci il driver?), nell'informalità dell'estendere il proprio punto di vista al di là di cariche e professioni.
 

mercoledì 13 aprile 2011

Claudia Triozzi. Ni Vu Ni Connu

Ni vu ni connu è una riflessione sulla rovina come oggetto dalla potenza evocatrice. Un corpo pensante che aziona, che si aziona, che opera incessantemente un trasferimento di senso, creando interferenze fisiche su immagini evanescenti. In questo solo Claudia Triozzi non sarà mai sola sulla scena, come non è mai sola nel suo mondo interiore. Una scultura acustica dei fratelli Baschet concepita negli anni '60, il cristallofono, un organo e un lap-top danno alla musica una visione performativa con episodi cantati. La voce si declina in una successione di monologhi insensati, di salmodie incomprensibili, pretesto di una coreografia labiale. Il viso come una maschera in continua trasformazione e una crudele logorrea corporea formano questo spettacolo caleidoscopico, "un omaggio al desiderio che fa dei brutti scherzi e ci invita a vivere".