mercoledì 16 novembre 2011
Pulsi 11 - Teri Weikel + Tristan Hosinger
L'essenza. Ricordo Parmenide, che agli albori della nostra filosofia occidentale nominava l'essere in quanto "ciò che è ed è impossibile che non sia". Tristan Hosinger, artista - con - violoncello (molto più che un violoncellista) parla di "vibrazione", mentre Teri Weikel, artista - che - danza (molto più che una danzatrice) parla di "ascolto". E sul palco del Teatro dell'Arte è accaduto qualcosa che sfugge alle definizioni. Si parla di improvvisazione, dicendo tutto, con il rischio del nulla. Si sfuma nella filosofia, ma, in realtà, è pura poesia, nella sua accezione meno edulcorata, quella che si rifà al greco, e che significa "creazione". Non ci si sforza di essere belli, nemmeno bravi, e tantomeno di funzionare, qui in questo festival in cui, come dice Cristina Negro, direttrice artistica insieme a Filippo Monico, si propone un'esperienza, non certo "spettacoli". E allora servono le virgolette, a queste parole che non bastano, nemmeno a descrivere una visione, come dichiarano, spiazzati, emozionati, disorientati e affascinati gli spettatori intervistati dal malefico registratore decompressivo di Brainstorming. Ascoltate e, se volete, lasciate un commento...servirà a tracciare le linee per nuove idee.
martedì 15 novembre 2011
Segno dell'azione - laboratorio di Hiroyuki Nakajima
Hiroyuki Nakajima è calligrafo e artista visivo, nei
suoi lavori si occupa di pittura astratta. Si esibisce in performance
improvvisate, influenzate dalla pratica del Tai Chi per mostrare l’atto e
il segno. Nell'ambito del festival Pulsi 11 ha condiviso la sua arte con gruppi diversi di persone: bambini, adolescenti e adulti. Brainstorming ha raccolto i racconti dei diversi sguardi, collezionando i differenti linguaggi con cui è possibile descrivere un'esperienza che il maestro definisce così: "Nell’attimo dell’ispirazione, maneggiamo il pennello di getto e l’azione
(movimento del corpo) diventa linea sulla superficie cartacea."
lunedì 14 novembre 2011
Pulsi 11 - Piccole Meraviglie
L'improvvisazione per i più piccoli si chiama Pulsini, versione under 18 del festival Pulsi 2011. E si tratta di una delle sperimentazioni più interessanti del panorama performativo italiano destinato alla prima infanzia. Ideato dalla danzatrice Cristina Negro e dal musicista Filippo Monico Piccole Meraviglie è un progetto che si ispira a Wonderland, performance creata dalla danzatrice giapponese Makiko Ito residente ad Amsterdam. Si tratta di un evento in cui suono, corpo, voce e spazio si offrono ai bambini in una dimensione totalmente libera, dando origine a un contesto poetico in cui partecipare e interagire. Sempre diversa, la performance si regge sui delicatissimi equilibri dell'improvvisazione, con cambiamenti e imprevisti che solo una sapiente esperienza e una docile follia sanno cogliere e rilanciare verso una creazione realmente collettiva. MINI-BRAINSTORMING (Camera di decompressione per spettatori bambini) ha raccolto le voci dei bambini prima, durante e dopo Piccole Meraviglie, per restituire, attraverso i racconti, l'atmosfera che ha permeato, per un pomeriggio, il Teatro dell'Arte di Milano.
sabato 12 novembre 2011
Pulsi 11 - L'appartamento
Il festival Pulsi 11 di Milano, ideato da Takla Improvising Group, ha esordito, ieri, con un'anteprima domestica, giocata sui confini labili che separano il pubblico dai performer, in una delle pratiche più liquide e rarefatte dell'arte contemporanea: l'improvvisazione. L'appartamento, performance svoltasi in zona Ortica di Milano, ha aperto le porte e gli sguardi del pubblico, dando la possibilità di esperire con corpo, gesti, suoni e relazioni, l'arte dell'improvvisazione, che, normalmente relegata alla dimensione musicale, il festival Pulsi ci propone attraverso linguaggi molteplici, dalla danza di Teri Weikel alla performatività dei bambini, fino al violoncello di Tristan Hosinger e di altri artisti della scena improvvisativa contemporanea. Dal 14 al 20 Brainstormig seguirà tutti gli eventi del festival, per restituire racconti, percezioni e suggestioni attraverso le parole del pubblico: un riverbero casuale e fortemente aperto a nuove scritture di senso. Seguite, ascoltate e commentate, a partire dalla prima registrazione già online.
mercoledì 9 novembre 2011
In un luogo imprecisato - Liliana Moro
Io sono a Cagliari, lontana da tutto e da tutti. Mi arriva un sms di Lelio Aiello "Mi ascolti in streaming alle dieci?". Io sto mangiando tagliatelle con la bottarga, le arselle e i carciofi. Finisco e vado in albergo, tolgo le scarpe, apro il computer, mi collego alla rete e ascolto. Poi accendo il registratore e parlo. Commento quello che ascolto, in un gioco di specchi che disorienta. Nulla di nuovo, no. E cosa ci interessa del nuovo? Ho appena finito di conversare con un cinquantenne conosciuto per caso, solo perchè condivideva la mia stessa sala da ristorazione. Si parlava del vecchio, e di quello che, quel vecchio, è ora.
Altre parole, ora, alla radio, inneggiano a 'una coscienza critica che non si enuncia in qualità di principio ma che si esercita puntualmente e dolorosamente sul corpo proprio e degli altri'.
Io ho esercitato la mia coscienza critica sul corpo meccanico di un registratore, così come ha fatto Liliana Moro, con il suo radiodramma, che altro non è che un filtro tra la necessità di un artista e la curiosità di un pubblico.
Trovo interessante questa distanza, che rende l'arte più liquida di come Bauman se la immagina, e, forse, maggiormente portatrice di valori di quanto si immaginino gli assassini del postmoderno.
Nulla di nuovo nell'ascolto in streaming. Il calcio ci supera in qualità e auditel. Credo che l'incedere carbonaro dell'informazione via sms del radiodramma di Liliana Moro, conceda all'opera quella componente esistenziale che, paradossalmente, si sposa con la stratificazione asettica del mezzo.
Un inno all'istruzione per l'uso, alla posologia dello psicofarmaco, alla performance da viaggio (la puoi ascoltare anche in viaggio (!), al molti - uno, alla possibilità di partecipare a un'esperienza con la consapevolezza di poter chiudere senza che nessuno lo venga a sapere: la coscienza critica esercitata puntualmente e dolorosamente sul corpo proprio. Agli altri ci si pensa dopo.
Altre parole, ora, alla radio, inneggiano a 'una coscienza critica che non si enuncia in qualità di principio ma che si esercita puntualmente e dolorosamente sul corpo proprio e degli altri'.
Io ho esercitato la mia coscienza critica sul corpo meccanico di un registratore, così come ha fatto Liliana Moro, con il suo radiodramma, che altro non è che un filtro tra la necessità di un artista e la curiosità di un pubblico.
Trovo interessante questa distanza, che rende l'arte più liquida di come Bauman se la immagina, e, forse, maggiormente portatrice di valori di quanto si immaginino gli assassini del postmoderno.
Nulla di nuovo nell'ascolto in streaming. Il calcio ci supera in qualità e auditel. Credo che l'incedere carbonaro dell'informazione via sms del radiodramma di Liliana Moro, conceda all'opera quella componente esistenziale che, paradossalmente, si sposa con la stratificazione asettica del mezzo.
Un inno all'istruzione per l'uso, alla posologia dello psicofarmaco, alla performance da viaggio (la puoi ascoltare anche in viaggio (!), al molti - uno, alla possibilità di partecipare a un'esperienza con la consapevolezza di poter chiudere senza che nessuno lo venga a sapere: la coscienza critica esercitata puntualmente e dolorosamente sul corpo proprio. Agli altri ci si pensa dopo.
venerdì 28 ottobre 2011
Gob Squad - REVOLUTION NOW!
Dicono che il postmoderno sia finito. E a decretarne la morte un ritorno ai "valori", a grumi di senso a cui aderire oppure no. Checcè ne dica il Victoria and Albert Museum, con la sua retrospettiva, pronta a metterci in fila "dietro" decisioni intellettuali e poco hand-on, Gob Squad rilancia, con uno spettacolo sulla rivoluzione. Revolution now! Un Brecht contemporaneo...uh, quanti ne abbiamo sentiti! Oggi più che mai, quando la politica diventa estetica di un potere che non si sa bene dove stia...dentro un bunker o sugli scaffali di un supermercato (roba da Rodrigo Garcia!) Gob Squad si muove in altre direzioni, esplora la relazione, l'improvvisazione e la retorica, per scardinarla e trasformarla in poesia. Proprio come la Commedia dell'Arte, come dice uno spettatore intervistato...o come qualsiasi talk show da quattro soldi...in cui la verità perde i confini e si immola alla fiction. Ieri a Torino, al Festival Prospettiva 150 Stranieri in Patria, è successo qualcosa, non si sa bene cosa, se teatro o esperienza. Ma va bene così. Senza rimpianti nei confronti di una categorizzazione...altamente postmoderna... Noi ne usciamo, a testa alta, sentendoci dentro la rivoluzione, almeno per finta.
giovedì 27 ottobre 2011
Contro il fanatismo - petizione in sostegno dello spettacolo 'Sul concetto di volto nel figlio di Dio' di Romeo Castellucci
Comité de soutien à la liberté de représentation du spectacle de Romeo Castellucci au Théâtre de la Ville - Paris.
Pour signer, envoyez un mail à l'adresse suivante :
comite-de-soutien-castellucci@theatredelaville.com
Indiquer dans le corps du mail vos nom, prénom, profession suivis de la mention "Je signe".
Depuis le 20 octobre, date de la première, les représentations de Sur le concept du visage du fils de Dieu de Romeo Castellucci au Théâtre de la Ville donnent lieu à des événements graves.
Un groupe organisé d’individus qualifiés d’intégristes chrétiens, se réclamant en partie de l’Action française, a tenté d’empêcher l’accès au Théâtre de la Ville en bloquant les portes, en agressant le public, en le menaçant, en l’aspergeant d’huile de vidange, de gaz lacrymogènes et en lui jetant œufs et boules puantes, tandis que leurs complices, militants du Renouveau Français, entrés dans la salle, ont interrompu la représentation dès le début en occupant la scène et en déployant leur mot d’ordre : «La christianophobie, ça suffit ».
L’AGRIF avait demandé par voie de justice l’interdiction du spectacle et avait été déboutée de sa demande par le Tribunal de Grande Instance le 18 octobre 2011.
La police doit donc intervenir chaque jour à l’entrée du théâtre, et nous nous sommes vus dans l’obligation de l’appeler à l’intérieur de la salle à plusieurs reprises pour qu’elle évacue ceux qui occupaient la scène, ce qui s’est fait sans heurts, parce que nous avons veillé à éviter des affrontements entre ces envahisseurs et le public outré de tels agissements.
Le personnel du théâtre s’est montré résolu et efficace en ces pénibles circonstances, et, malgré les nombreux incidents et interruptions, les représentations ont pu, jusqu’à présent, avoir lieu.
Que ces groupes d’individus violents et organisés, qui se réclament de la religion contre une soi-disant « christianophobie », obéissent à des mouvements religieux ou politiques, demande une enquête ; pour nous, en tout cas, ces comportements relèvent à l’évidence du fanatisme, cet ennemi des Lumières et de la liberté contre lequel, à de glorieuses époques, la France a su si bien lutter. Le théâtre a d’ailleurs très souvent été pour ces luttes, un lieu décisif.
On ne peut en rester là. De tels agissements sont graves, ils prennent une tournure nouvelle, nettement fascisante. Ces groupes d’individus s’empressent en outre de décréter blasphématoires, de façon automatique, des spectacles qui ne sont dirigés ni contre les croyants, ni contre le christianisme. Des critiques de journaux importants, qui ne font pas mystère de leur foi chrétienne, ont d’ailleurs loué sans réserve ce spectacle lors de sa présentation en Avignon. Nous vous invitons aussi à lire les déclarations de Romeo Castellucci, publiées dans le programme distribué chaque soir au public, pour comprendre ses intentions et son propos d’artiste.
Nous n’entendons pas céder à ces menaces odieuses, et ce spectacle sera maintenu malgré toutes les tentatives d’intimidation. Nous invitons le public à y assister, en toute liberté. Le spectacle, coproduit par le Théâtre de la Ville, y est présenté jusqu’au 30 octobre ; puis il sera repris, dans le cadre de notre partenariat, au Centquatre du 2 au 6 novembre.
Il est d’ailleurs à noter que ce spectacle a été présenté sans troubles en Allemagne, en Belgique, en Norvège, en Grande-Bretagne, en Espagne, en Russie, aux Pays-Bas, en Grèce, en Suisse, en Pologne et en Italie, et que c’est en France qu’ont lieu ces manifestations d’intolérance.
Nous créons donc un comité de soutien s’adressant à toutes les personnes de bonne volonté – et cette expression est ici particulièrement bienvenue – pour défendre au-delà même du spectacle de Romeo Castellucci, la liberté d’expression, la liberté des artistes et la liberté de pensée, contre ce nouveau fanatisme.
Emmanuel Demarcy-Mota, directeur et l’équipe du Théâtre de la Ville.
martedì 26 luglio 2011
E.C.O. - Electronic Cooperation Online
Pietro Babina è a Drodesera 2011, il festival di fine estate, in cui si incrociano le innovazioni artistiche italiane della Factory di Fies e le ricerche europee più significative. Caracatastrofe è un titolo pesante e nero, come il colore che impera nelle immagini del festival, ma foriero di pensieri apocalittici e utopici, che solo nelle visioni immaginifiche dell'arte si possono ritrovare.Il progetto ECO, di Mesmer An Artistic Association, è utopico, forse catastrofico, sicuramente spiazzante. Mette in discussione il concetto stesso di drammaturgia, per darlo in pasto alla rete, secondo un sistema di relazioni che oltrepassano l'orizzontalità e la partecipazione per farsi sistema. Si presenta come un un progetto di ricerca e indagine sulla scrittura drammaturgica per il teatro, cinema e audiovisivi, interoperativo e intercreativo online, e lascia aperta la possibilità di tradire il concetto stesso di progetto, in nome di un'apertura che forse spaventa. Lo spettatore è spiazzato, incuriosito e preso in causa in modo determinante, non tanto nel suo ruolo, quanto nel suo stesso concetto. L'idea di fruizione entra in simbiosi con quella di creazione, per creare poesia, una poesia che fluttua, o meglio, naviga, come si fa nella rete, smettendo di portare altrove, per entrare dentro.
Brainstorming si insinua nelle maglie della rete e interroga, si confronta, discute e mette a disposizione, le voci degli spettatori, in modo osmotico, l'unico possibile.
domenica 8 maggio 2011
PRIMA PERSONA. CRISTINA RIZZO
Partendo dal testo di Derrida "L'animale che dunque sono", passando dalla teoria del genio, fino all'opera d'arte nell'era della sua riproducibilità tecnica, incrociando lo studio dei comportamenti animali fino a una rievocazione degli Smiths, capisco che il retroterra di Invisibile Pieces è vasto. Mi chiedo se abbia senso ricercarne i confini, sapendo che Cristina Rizzo non se ne dà, pur agendo secondo una metodologia di ricerca rigorosa e dettagliata. Sedute alla finestra di un castello, abbandonate ai voli pindarici dell'intelletto come due dame di compagnia, parliamo di Anna Pavlova, della sua contemporaneità, di quella sua "aderenza" alla sua stessa rappresentazione, in un tutto che, come afferma Cristina, è lì, inspiegabilmente emozionante.
Cerchiamo di sondare l'inspiegabile universo del "genio", di capire se il suo mondo è "creazione" o "permeabilità", se prima dell'opera c'è il tutto o il nulla e in che relazione si pone l'artista rispetto a questo.
E se il tutto e il nulla fossero esattamente la stessa cosa? E che cosa? Forse la morte? E in che relazione ci poniamo noi, umani, con essa? È forse la percezione della morte che ci distingue dagli animali? O siamo noi umani che, con maestosa superbia, ci arroghiamo il diritto di essere i soli e gli unici a porci in una posizione meta-riflessiva?
Se dal Settecento in poi l'opera d'arte entra nel museo, oggi dove si trova?
Nel Genio ottocentesco? O nella serigrafia novecentesca?
Un genio serigrafato ha lo stesso valore di una serigrafia geniale?
È possibile mostrare il risultato e il processo che l'ha prodotto in uno stesso istante?
Heisenberg ha dimostrato che l'uso di uno strumento di misura diverso può invalidare il risultato.
Allora non ci resta che mostrare lo strumento come risultato e stare in attesa di vedere cosa accade in chi si guarda.
L'arte di Cristina Rizzo è un'operazione a cuore aperto, un sistema operativo senza interfaccia, un corpo senza pelle, un'ombra di cui si vede la fonte della luce e l'oggetto proiettato, una visione a trecentosessanta gradi, destabilizzante, di cui si cerca di capire l'ingranaggio, restando, infine, inevitabilmente affascinati dal meccanismo che si mostra, pur nella sua misteriosa invisibilità". (Conversazione con Cristina Rizzo su Invisibile Piece)
Il Dipartimento di Musica e Spettacolo di Bologna dedica un articolato momento di riflessione a Cristina Rizzo,danzatrice, performer, coreografa, profonda esploratrice dell'umano e dello spazio da esso abitato.
Nell’ambito della Soffitta 2011 è presente con due spettacoli di cui è autrice e interprete, Dance N° 3 (2009) e Invisible piece (2011).
Un momento di dialogo aperto al pubblico completa il progetto. Parole del corpo. Incontro con Cristina Rizzo vuole essere un’occasione di scambio tra l’autrice, alcuni studiosi e la platea, un confronto utile per esplicitare e illuminare tratti rilevanti del percorso di questa artista, ma anche, più in generale, per riflettere sulle modalità che può trovare e attraversare oggi il processo creativo in danza.
Brainstorming è stato là, ha raccolto parole e le ha messe a vostra disposizione.
Cercate gli oggetti audio nel box in alto e ascoltate.
Cerchiamo di sondare l'inspiegabile universo del "genio", di capire se il suo mondo è "creazione" o "permeabilità", se prima dell'opera c'è il tutto o il nulla e in che relazione si pone l'artista rispetto a questo.
E se il tutto e il nulla fossero esattamente la stessa cosa? E che cosa? Forse la morte? E in che relazione ci poniamo noi, umani, con essa? È forse la percezione della morte che ci distingue dagli animali? O siamo noi umani che, con maestosa superbia, ci arroghiamo il diritto di essere i soli e gli unici a porci in una posizione meta-riflessiva?
Se dal Settecento in poi l'opera d'arte entra nel museo, oggi dove si trova?
Nel Genio ottocentesco? O nella serigrafia novecentesca?
Un genio serigrafato ha lo stesso valore di una serigrafia geniale?
È possibile mostrare il risultato e il processo che l'ha prodotto in uno stesso istante?
Heisenberg ha dimostrato che l'uso di uno strumento di misura diverso può invalidare il risultato.
Allora non ci resta che mostrare lo strumento come risultato e stare in attesa di vedere cosa accade in chi si guarda.
L'arte di Cristina Rizzo è un'operazione a cuore aperto, un sistema operativo senza interfaccia, un corpo senza pelle, un'ombra di cui si vede la fonte della luce e l'oggetto proiettato, una visione a trecentosessanta gradi, destabilizzante, di cui si cerca di capire l'ingranaggio, restando, infine, inevitabilmente affascinati dal meccanismo che si mostra, pur nella sua misteriosa invisibilità". (Conversazione con Cristina Rizzo su Invisibile Piece)
Il Dipartimento di Musica e Spettacolo di Bologna dedica un articolato momento di riflessione a Cristina Rizzo,danzatrice, performer, coreografa, profonda esploratrice dell'umano e dello spazio da esso abitato.
Nell’ambito della Soffitta 2011 è presente con due spettacoli di cui è autrice e interprete, Dance N° 3 (2009) e Invisible piece (2011).
Un momento di dialogo aperto al pubblico completa il progetto. Parole del corpo. Incontro con Cristina Rizzo vuole essere un’occasione di scambio tra l’autrice, alcuni studiosi e la platea, un confronto utile per esplicitare e illuminare tratti rilevanti del percorso di questa artista, ma anche, più in generale, per riflettere sulle modalità che può trovare e attraversare oggi il processo creativo in danza.
Brainstorming è stato là, ha raccolto parole e le ha messe a vostra disposizione.
Cercate gli oggetti audio nel box in alto e ascoltate.
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